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Alternative al divieto di usare il cellulare

Cellulare sul posto di lavoro: ecco come i formatori possono concordarne un uso produttivo insieme agli apprendisti

L’utilizzo del cellulare da parte degli apprendisti pone spesso i formatori in azienda e i docenti di pratica professionale di fronte a una sfida: quando è accettabile, quando è di disturbo e qual è il modo giusto di reagire? Il presente articolo individua prospettive per un uso sano e produttivo del cellulare, evitando divieti inefficaci o forme di controllo autoritario.


Secondo l’attuale studio JAMES, i giovani utilizzano il cellulare in media tre ore al giorno (cfr. Külling-Knecht et al. 2024). Le sfide a ciò collegate non si limitano peraltro alle sole fasi di utilizzo attivo del dispositivo: i risultati delle ricerche indicano infatti che anche la sua sola presenza alla vista (la cosiddetta “salienza del cellulare”) impegna risorse cognitive.

Come è dimostrato da più studi, la mera presenza del dispositivo riduce la capacità cognitiva disponibile, poiché una parte dell’attenzione viene inconsciamente impiegata per la repressione dell’impulso di utilizzarlo (Ward e al. 2017; Thornton e al. 2014). Questo meccanismo ha ripercussioni immediate sulla capacità di concentrazione e sulle prestazioni lavorative in presenza di compiti impegnativi. In una meta-analisi, Böttger/Poschik/Zierer (2023) hanno mostrato come il rendimento in sede di test diminuisca in modo significativo quando il cellulare si trova nel campo visivo delle persone.

Il rendimento diminuisce in modo significativo quando il cellulare si trova nel campo visivo.

Per la formazione professionale di base in azienda ciò significa che la configurazione dell’ambiente di apprendimento deve tenere conto del carico cognitivo causato dagli stimoli digitali. Al contempo occorre differenziare fra brevi e consapevoli interazioni con il dispositivo, che possono svolgere una funzione rigenerativa durante le pause e contribuire al benessere psicologico degli apprendisti, da un suo utilizzo continuo e incontrollato. Proprio perché il disturbo causato dalla presenza del cellulare si manifesta spesso in modo inconscio, un mero controllo a livello comportamentale non è di norma sufficiente. Piuttosto, occorre puntare sul fatto che la capacità di autoregolazione diventi una competenza centrale.

L’autoregolazione come obiettivo di apprendimento

Nella pratica aziendale si reagisce talvolta a un utilizzo eccessivo del cellulare con divieti o con forme di controllo. Ricerche svolte nel campo della psicologia comportamentale mostrano tuttavia che le sanzioni producono effetti duraturi solo in modo limitato (cfr. Firth e al. 2025). Al contrario, divieti severi possono paradossalmente favorire un utilizzo “clandestino” del cellulare e impedire così che gli apprendisti sviluppino le necessarie strategie di autoregolazione. Per saper assumere responsabilità nella vita professionale, queste sono tuttavia indispensabili (cfr. Albarracín/Fayaz-Farkhad/Granados Samayoa 2024).

Divieti severi possono impedire che gli apprendisti sviluppino le necessarie strategie di autoregolazione.

L’azienda formatrice offre un importante spazio di apprendimento e di esperienza, capace di trasmettere la competenza mediatica come parte integrante della competenza operativa professionale – e non solo come sapere isolato. Chi impara a gestire la propria attenzione in un contesto professionale acquisisce una competenza chiave nel moderno mondo del lavoro. La salute psichica e il successo professionale degli apprendisti dipendono in modo determinante da quanto bene sappiano regolare carichi e distrazioni (cfr. Schmocker e al. 2025).

Dal trasferimento di conoscenze alla costruzione dell’abitudine

Un problema centrale è il cosiddetto divario tra intenzione e comportamento: anche se gli apprendisti conoscono i rischi e intendono cambiare il proprio comportamento, spesso falliscono al momento dell’attuazione a causa della mancanza di strategie operative (cfr. Albarracín/Fayaz-Farkhad/Granados Samayoa 2024). È qui che l’Health Action Process Approach (HAPA) offre un efficace quadro teorico per la pratica aziendale (cfr. Schwarzer/Fleig 2014). Seguendo tale approccio, all’intenzione (p. es. utilizzare il cellulare in azienda solo in determinati momenti o in determinate occasioni) deve seguire una fase di pianificazione in cui vengono sviluppati concreti piani operativi.

Per i formatori in azienda e i docenti di pratica professionale ciò significa accompagnare attivamente gli apprendisti in tale pianificazione. Nella pratica emerge ad esempio che l’assunzione di impegni del tipo “quando mi concentro sulla programmazione, lascio il mio cellulare nel cassetto” sono nettamente più efficaci rispetto a sollecitazioni generiche a usarlo di meno. In questo contesto il fattore centrale è costituito dal rafforzamento dell’efficacia personale – vale a dire la convinzione di poter controllare il proprio utilizzo del cellulare.

Cellulare sul posto di lavoro: raccomandazioni pratiche per i formatori

Sulla base delle riflessioni sopra esposte è possibile individuare tre ambiti di intervento per i formatori in azienda e i docenti di pratica professionale:

  1. Funzione di modello dei formatori in azienda e dei docenti di pratica professionale: l’efficacia degli interventi pedagogici dipende fortemente dall’apprendimento per modelli. I formatori e i docenti devono mostrare, con il proprio stesso esempio, l’uso dei media digitali che si aspettano dagli apprendisti. Se continuano essi stessi a guardare il proprio cellulare durante un colloquio, ciò mina la credibilità delle regole stabilite.
  2. Regole contestuali sviluppate in modo partecipativo anziché divieti generali: le regole di utilizzo dovrebbero essere sviluppate insieme agli apprendisti, stabilendo in quali contesti il cellulare abbia un ruolo funzionale (p. es. ricerca, documentazione, pause) e quando è invece richiesta la concentrazione. Lo stesso processo di negoziazione serve di per sé come allenamento per l’autoregolazione e l’assunzione di responsabilità (cfr. Schmocker et al. 2025).
  3. Colloqui anziché sanzioni: in caso di violazione delle regole si raccomanda di svolgere un colloquio diretto – e che esso sia in ogni caso costruttivo anziché autoritario (cfr. Firth et al. 2025). Anziché prendere misure disciplinari, è preferibile condurre colloqui di riflessione che affrontino le conseguenze della distrazione sulla qualità del lavoro.

L’uso del cellulare in azienda non è tanto una questione di disciplina, quanto di competenze

In un mondo del lavoro digitalizzato, la capacità di gestire la propria attenzione è una delle risorse più importanti. I formatori in azienda e i docenti di pratica professionale che lo riconoscono non concepiscono la quotidianità della formazione come una battaglia contro la tecnologia, bensì come un prezioso terreno di allenamento.

L’obiettivo è rendere capaci gli apprendisti di utilizzare il cellulare come uno strumento, anziché lasciarsi dominare da esso.

L’obiettivo è rendere capaci gli apprendisti di utilizzare il cellulare come uno strumento, anziché lasciarsi dominare da esso. L’azienda, quale luogo di formazione, offre numerose occasioni per sviluppare questa competenza, contribuendo in modo essenziale alla competenza operativa e alla salute psichica a lungo termine dei futuri professionisti.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su BWP, Berufsbildung in Wissenschaft und Praxis, 3/2026.

Bibliographia

  • Albarracín, D.; Fayaz-Farkhad, B.; Granados Samayoa, J. A.: Determinants of behaviour and their efficacy as targets of behavioural change interventions. In: Nature Reviews Psychology 3 (2025), S. 377–392. DOI: https://doi.org/10.1038/s44159-024-00305-0
  • Böttger, T.; Poschik, M.; Zierer, K.: Does the brain drain effect really exist? A meta-analysis. In: Behavioral Sciences 13 (2023) 9, Article 751. DOI: https://doi.org/10.3390/bs13090751
  • Firth, J.; Solmi, M.; Löchner, J.; Cortese, S.;
  • López-Gil, J. F.; Machaczek, K.; Lambert, J.; Fabian, H.; Fabiano, N.; Torous, J.: Promoting healthy digital device usage: recommendations for youth and parents.
Citazione

Probst, J. (2026). Cellulare sul posto di lavoro: ecco come i formatori possono concordarne un uso produttivo insieme agli apprendisti. Transfer. Formazione professionale in ricerca e pratica 11 (10).

https://doi.org/10.64829/16033

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