Formazione professionale in ricerca e pratica
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Dissertazione sulla cooperazione internazionale in tema di formazione professionale

Perché la formazione professionale duale non è esportabile – e perché comunque si prova a farlo (talora con successo)

La formazione professionale duale è considerata a livello internazionale un modello di successo. La sua associazione con una bassa disoccupazione giovanile, un’elevata produttività e un’inclusione sociale diffusa la rendono una “best practice” particolarmente ambita. Tuttavia, la ricerca e la pratica mostrano che il trasferimento di un sistema così complesso e che richiede un’intensa cooperazione fra le parti è raramente possibile in altri Paesi. Perché questo modello viene tuttavia “esportato”? E come può funzionare in condizioni avverse?


Dalle strutture sociali sfavorevoli alle soluzioni di seconda scelta

La combinazione di scarsa disponibilità alla cooperazione, debolezza delle strutture intermediarie e fiducia limitata nelle istituzioni rende notevolmente difficile la costruzione di sistemi di formazione professionale basati su un modello cooperativo.

I sistemi formativi sono profondamente radicati nella storia, nella cultura e nelle istituzioni di un Paese. Una delle ragioni principali per cui il sistema di formazione professionale duale non può essere trasferito come lo si fa con un prodotto industriale risiede nella struttura di molte società in contesti non industrializzati – in altre parole, delle cosiddette “società della clessidra” (Rose, 1995). In tali contesti, la fiducia e la cooperazione sono radicate soprattutto ai poli superiore e inferiore della società, vale a dire al livello delle élite e a quello delle comunità locali. Il livello intermedio – quello in cui si collocherebbero organizzazioni quali le associazioni professionali, le camere di commercio o i partner sociali – è poco sviluppato o gode comunque di scarsa fiducia, spesso come conseguenza di esperienze storiche quali il comunismo o il colonialismo.

Proprio queste organizzazioni intermedie sarebbero tuttavia fondamentali per motivare e sostenere le aziende nello svolgere attività di formazione, in particolare in situazioni in cui esse temono che altre imprese possano sottrarre loro personale qualificato dopo che lo hanno formato. La combinazione di scarsa disponibilità alla cooperazione, debolezza delle strutture intermedie e fiducia limitata nelle istituzioni rende notevolmente difficile la costruzione di sistemi di formazione professionale basati su un modello cooperativo.

In tali condizioni è necessario comprendere in modo differenziato come gli attori locali possano sviluppare soluzioni sostenibili. Il concetto di istituzioni di seconda scelta, proveniente dall’economia dello sviluppo (Rodrik, 2008), si riferisce ad assetti pragmatici e adattati agli specifici contesti, in grado di funzionare nelle reali condizioni politiche e sociali di un Paese – anche se non corrispondono all’immagine ideale delle istituzioni “occidentali”.

Per la formazione professionale ciò significa che, piuttosto che copiare il sistema duale, occorre semmai creare equivalenti funzionali che ne assumano i compiti centrali – quali il coordinamento tra scuole e aziende formatrici, la garanzia della qualità della formazione, la mobilitazione delle aziende o la rappresentanza degli interessi degli attori coinvolti. È determinante che tali istituzioni siano radicate e legittimate a livello locale, anche se per struttura e forma differiscono dal sistema duale dei Paesi di lingua tedesca.

Ripensare la governance nella formazione professionale: cooperazione su tre livelli

Nei contesti esterni all’area germanofona, dove mancano organizzazioni intermediarie forti, le relazioni personali, le reti locali e le sanzioni informali possono rappresentare valide alternative.

Nei contesti esterni all’area germanofona, dove mancano organizzazioni intermedie forti, le relazioni personali, le reti locali e le convenzioni informali possono rappresentare valide alternative. Approcci interessanti a tali istituzioni di seconda scelta ed equivalenti funzionali sono osservabili a tre livelli (Wanklin, 2025a):

  • Macro-livello: in Serbia, una collaborazione stretta e fondata sulla fiducia tra governo e forze economiche ha portato all’introduzione di una legge sulla formazione duale. Il Presidente della repubblica e la Camera di commercio serba hanno dato l’impulso e promosso la riforma (Caves & Oswald-Egg, 2023).
  • Meso-livello: in Cile sono stati istituiti organi settoriali per la formazione professionale (Sector Skills Councils) in settori quali la viticoltura, l’industria mineraria e la manutenzione che hanno raccolto in modo sistematico i fabbisogni dei datori di lavoro e li hanno integrati nella definizione delle qualifiche e dei profili di competenza (Bravo et al., 2024). In Turchia, associazioni vicine alle PMI hanno formato coalizioni con organizzazioni vicine al governo allo scopo di fare valere i propri interessi nelle politiche di formazione professionale (Sancak, 2020).
  • Micro-livello: in Albania e in Slovacchia sono le scuole professionali locali ad assumere spesso compiti che, nei sistemi duali tradizionali, sono di competenza delle associazioni professionali o delle camere (Wanklin, 2025b). Esse agiscono come affidabili costruttrici di ponti tra scuola, aziende e amministrazione: coordinano i posti di formazione, adattano i programmi d’insegnamento, supportano le procedure amministrative, garantiscono la qualità della formazione e accompagnano da vicino gli apprendisti. Allo stesso tempo, questi compiti ampliati compensano la riduzione delle ore di insegnamento pratico da parte dei docenti, creando nuove figure professionali all’interno delle scuole.

In tutti i casi sopra descritti si nota che le scuole professionali, in quanto attori locali collocati nella parte inferiore della clessidra, assumono un ruolo centrale. Esse promuovono la lealtà, trasmettono norme di cooperazione e svolgono funzioni di regolazione sociale – per esempio smettendo di raccomandare quelle aziende che non collaborano. In questo modo agiscono come equivalenti funzionali delle associazioni professionali, delle camere o delle autorità statali. Decisivo per l’efficacia di questo ruolo è il fatto che esse godano della fiducia di imprese, famiglie e amministrazioni, che siano radicate a livello locale e che possano rispondere in modo flessibile ai diversi fabbisogni. La loro influenza si manifesta spesso in modo informale – ma risulta comunque molto efficace.

Perché allora esportare un sistema così complesso come quello duale? Una prospettiva strategica di crescita

L’esportazione della formazione professionale duale non avviene quindi principalmente per convinzioni pedagogiche o per motivi di politiche dello sviluppo, bensì quale parte di strategie nazionali volte a promuovere la crescita e la competitività.

Dal 2010 i Paesi di lingua tedesca hanno quadruplicato la loro spesa pubblica per lo sviluppo nel settore della formazione professionale (OCSE, n.d.), con la Germania che è ora considerata il principale attore della cooperazione a livello mondiale in questo settore. Studi precedenti hanno descritto la motivazione alla base del trasferimento internazionale del sistema di formazione professionale duale, che richiede un assetto istituzionale estremamente complesso, come una forma di “anarchia organizzata”, vale a dire un intreccio incoerente di logiche economiche, educative e di politiche dello sviluppo (Fontdevilla et al., 2022). Tuttavia, ricerche più recenti mostrano che questo trasferimento risponde sempre più a interessi economici ben definiti ed è promosso in modo strategico da attori politici (Ivardi & Wanklin, 2025; Serhati & Wanklin, 2025).

L’esportazione della formazione professionale duale non avviene quindi principalmente per convinzioni pedagogiche o per motivi di politiche dello sviluppo, bensì quale parte di strategie nazionali volte a promuovere la crescita e la competitività – sia nei Paesi industrializzati di lingua tedesca che diffondono attivamente il proprio modello, sia nei Paesi emergenti che lo adottano. L’obiettivo consiste nella creazione di reti transnazionali che colleghino più strettamente formazione, migrazione e mercati del lavoro in modo da sviluppare le competenze necessarie per i principali motori della crescita – come l’export, gli investimenti esteri diretti o le rimesse inviate dai migranti (Serhati & Wanklin, 2025). Al contempo, il trasferimento della formazione professionale dovrebbe contribuire ad attenuare determinati grandi megatrend globali: mentre nei Paesi industrializzati la popolazione invecchia e i mercati dei consumi ristagnano, altre regioni del mondo crescono rapidamente.

La Germania, oggetto di analisi in questo studio, esporta il proprio modello di formazione professionale duale principalmente per garantire il fabbisogno di manodopera qualificata alla propria industria – tanto all’estero quanto, sempre più, all’interno della Germania stessa (Ivardi & Wanklin, 2025). All’estero, il trasferimento serve ad assicurare forza lavoro qualificata ai siti produttivi situati nei mercati in crescita: molte imprese multinazionali producono oggi infatti direttamente nei Paesi in cui vendono i loro prodotti. Allo stesso tempo, la promozione internazionale della formazione professionale duale contribuisce ad attrarre in Germania lavoratori qualificati, sempre più richiesti in settori quali l’edilizia, l’artigianato, la sanità e la ristorazione. Nei Paesi a reddito medio, per esempio il Kosovo, la formazione professionale duale è invece orientata in modo mirato alle esigenze dei mercati del lavoro esteri, con l’obiettivo di favorire l’emigrazione e le rimesse (Wanklin, 2025c). Queste ultime svolgono un ruolo decisivo nel finanziare i consumi delle famiglie e gli investimenti privati.

In entrambi i casi, l’obiettivo principale non è tanto il miglioramento del sistema formativo locale, quanto la salvaguardia della stabilità economica e della dinamica di crescita al di là dei confini nazionali. I sistemi di qualificazione assumono così una dimensione sempre più transnazionale, poiché anche la crescita economica è oggi organizzata su scala globale.

Il trasferimento porta raramente a trasformazioni profonde dei sistemi, quanto piuttosto alla creazione di strutture funzionali parallele. I nuovi ecosistemi transnazionali delle qualifiche favoriscono mobilità e riconoscimento, senza che i sistemi formativi nazionali debbano essere radicalmente riformati. Essi costruiscono ponti tra sistemi fra loro diversi – per esempio attraverso standard comuni, certificati o procedure di riconoscimento – e sono spesso sostenuti da camere, imprese e organizzazioni di sviluppo.

Cosa possiamo imparare da tutto questo

Ciò che conta è rendere possibile la cooperazione anche in condizioni difficili. Ciò richiede pazienza, comprensione del contesto e disponibilità ad accettare soluzioni di seconda scelta.

L’esportazione del sistema duale di formazione professionale fallisce spesso per la mancanza delle necessarie premesse istituzionali, in particolare per l’assenza di strutture intermedie quali le associazioni professionali o le camere di commercio. Tuttavia, l’idea di fondo – vale a dire che la responsabilità per la formazione professionale venga condivisa tra Stato e forze economiche – può essere reinterpretata a livello locale. Ciò che conta è rendere possibile la cooperazione anche in condizioni difficili. Ciò richiede pazienza, comprensione del contesto e disponibilità ad accettare soluzioni di seconda scelta.

Nella pratica, si registrano successi laddove le scuole vengono rafforzate nel loro ruolo di attori di fiducia, il lavoro sulle relazioni, la fiducia e la continuità contano più delle strutture formali e la governance viene concepita in modo flessibile. La risorsa centrale è qui la fiducia, mentre le soluzioni informali sostituiscono le istituzioni mancanti.

Allo stesso tempo, il trasferimento non è un progetto puramente pedagogico, quanto piuttosto parte di strategie economiche più ampie – per esempio allo scopo di garantire la disponibilità di forza lavoro qualificata ai Paesi industrializzati o per promuovere la migrazione nelle economie basate sulle rimesse. Affinché tali iniziative producano effetti concreti, i loro obiettivi devono essere comunicati in modo chiaro e devono essere coordinati con le strategie di politica estera, economica e migratoria. Ciò deve avvenire in forma trasparente e in un contesto di partenariato.

Bibliografia

  • Bravo, P., Valiente, O., Hurrell, S., & Capsada-Munsech, Q. (2024). Private-led policy transfer: the adoption of sector skills councils in Chile. Compare: A Journal of Comparative and International Education, 54(6), 896–913.
  • Caves, K. M., & Oswald-Egg, M. E. (2023). An Empirical Case of Education Policy Implementation in Serbian VET. International Journal for Research in Vocational Education and Training, 10(2), 191–219.
  • Fontdevilla, C., Valiente, O., & Schneider, S. (2022). An organized anarchy? Understanding the role of German cooperation in the construction and export of the dual training model. International Journal of Training and Development, 26(4), 585–605.
  • Ivardi, C. & Wanklin, L. (2025). Growing through skills: The integration of transnational dimensions into growth regimes. Socio-Economic Review. https://doi.org/10.1093/ser/mwaf023
  • OECD (n.d.): Creditor Reporting System (CRS) dataset. Paris: OECD.
  • Rodrik, D. (2008). Second-Best Institutions. American Economic Review, 98(2), 100–104.
  • Rose, R. (1995). Russia as an hourglass society: a constitution without citizens. East European Constitutional Review, 4(3), 34–42.
  • Sancak, M. (2020). Partisan politics of skills in middle-income countries: Insiders, outsiders and the vocational education system of Turkey. Competition & Change, 24(3–4), 291–314.
  • Serhati, J. & Wanklin, L. (2025). Growth, Dual VET Transfers and the Rise of Transnational Skill Ecosystems. In O. Valiente, M. Pilz, und P. Gonon (Hrsg.), The rise of dual modes of vocational education and training: global emergence and cross-national attraction (78–98). London: Routledge.
  • Wanklin. L. (2025a). Not a Simple Win-Win-Win: Localised Strategies to Overcome the Cooperation Challenges of Dual VET. In A. Barabasch, S. Bohlinger, S. und S. Wolf (Hrsg.), The Handbook of Policy Transfer in TVET and Beyond (in Druck). London: Palgrave.
  • Wanklin, L. (2025b). Functional Equivalents and Particularized Trust: Governance Mechanisms in Hourglass Socio-Economic Systems. In L. Wanklin (Hrsg.), The Political Economy of Transferring the Collective Skill Formation System to Middle-Income Countries (pp. 42-76). Dissertation, Universität St. Gallen.
  • Wanklin, L. (2025c). Growth and Emerging Economies: The Rise of Remittances-based Growth Regimes, Transnational Skill Formation and Welfare in Kosovo. In A. Hassel und B. Palier (Hrsg.), Growth strategies and welfare reforms: How nations cope with economic transitions (pp. 337–371). Oxford: Oxford University Press.
Citazione

Wanklin, L. (2026). Perché la formazione professionale duale non è esportabile – e perché comunque si prova a farlo (talora con successo). Transfer. Formazione professionale in ricerca e pratica 11 (1).

https://doi.org/10.64829/14293

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